La Malagatta

la Verità che non fa le fusa

🌙 Favola della Malanotte #2 – Il pozzo delle promesse

C’era una volta un pozzo al centro del villaggio. Nessuno ricordava chi lo avesse scavato: si diceva fosse apparso in una notte di vento, quando le galline tacquero all’unisono e il gallo cantò senza voce. Il muretto di pietra portava graffi, iniziali, date disfatte dalla pioggia. Sulle labbra del pozzo crescevano licheni color ruggine, come se il tempo avesse sputato sangue secco.

Tutti ci gettavano dentro monete, desideri e bugie. Le monete suonavano diverse, a seconda del peccato: un tintinnio leggero per le promesse veniali, un tonfo cavato per i giuramenti non mantenuti. Si diceva che il pozzo esaudisse i sogni, ma nessuno sapeva dove finivano le monete né chi ascoltava le preghiere. Ogni tanto, al crepuscolo, il villaggio intero si fermava per ascoltare: dal fondo veniva su un brontolio, il rumore di un animale che mangia lentamente senza mai saziarsi.

Le vecchie, sedute con il lavoro in grembo, evitavano di guardarlo troppo a lungo: «Ti si specchia quello che ti deve ancora succedere», mormoravano. I bambini, più sinceri, lo chiamavano “bocca”. Una bocca che non chiude mai, anche quando dorme la piazza.

Una sera arrivò la Malagatta. Le sue zampe non fecero rumore sulla pietra; la sua ombra sì. Portava negli occhi la luce che usano i ladri per non inciampare nei mobili degli altri. Si affacciò, guardò giù aspettandosi acqua: vide occhi. Migliaia di occhi che la fissavano dal fondo, ciascuno carico di attese non mantenute. Erano tappi di bottiglia lucidi, perle offese, monete che avevano imparato a guardare indietro.

La Malagatta inclinò la testa. Gli occhi del pozzo la imitavano, come fa la fame quando fiuta il pane. Alcuni ammiccavano nel modo sporco delle scuse, altri lacrimavano a filo, come ceri consumati. Ogni pupilla conteneva una scena interrotta: un “torno subito” durato anni, una promessa di smettere domani, un “per sempre” firmato con mano tremante.

Capì che le promesse non esaudite si accumulavano, diventavano pesanti, e trattenevano la luce. La luce, lì, era un odore: sapeva di ferro e calendula, di foto ingiallite esposte al sole sbagliato. Una falena grande come una mano venne su dal buio, si posò sul bordo e mostrò ali forate: ogni foro era un voto andato a male.

Si fece sera piena. Le finestre del villaggio chiusero le palpebre. Il pozzo restò come un occhio aperto in un viso addormentato. La Malagatta si leccò la zampa, con lenta crudeltà, e sorrise con i baffi.

«Vi piace buttare l’oro dentro la gola del buio» graffiò. «Poi chiamate magia l’amnesia. Io non porto offerte: porto nomi.»

Così sputò nel pozzo, senza desiderare nulla. Lo sputo, piccolo come un’eresia domestica, cadde giù con un suono pulito, come una verità detta piano ma dritta. Gli occhi al fondo si restrinsero, poi uno si accese con riconoscimento. Una delle luci più antiche, rimasta murata dietro strati di “dopo”, si ricordò la strada.

«Finalmente qualcuno che non chiede» disse una voce dal fondo. Non era una voce sola: sembrava il coro di tutte le parole che la gente non dice per non rovinare la cena. «Solo chi non chiede merita di ricevere.»

La Malagatta si piegò di più, fin quasi a cadere. Vide che gli occhi non erano occhi: erano monete trasformate in iridi, promesse diventate retina, attese che avevano messo il guscio per non marcire. Tra loro c’era anche una luccicanza scura, come petrolio messo a dormire: era la promessa che ciascuno fa a se stesso quando dice “da domani”. Domani non arrivava mai perché il pozzo se lo beveva a colazione.

Dal vicolo arrivò un passo, forse del sagrestano, forse del panettiere: portava la stessa fretta che si usa per scavalcare le cose importanti. La piazza, intanto, tratteneva il fiato: i lampioni avevano mosso di lato le ombre come cappotti bagnati, per ascoltare meglio.

«Allora è così che funziona?» chiese la Malagatta, per il gusto di sentire la bugia andarsene con le proprie gambe.

«Funziona che ricevi quando smetti di travestirti da mendicante» disse la voce. «Funziona che la luce torna su quando smetti di buttarle addosso il peso delle tue scuse.»

La Malagatta annusò il bordo del pozzo: sapeva di ginocchia sbucciate e bicchieri lasciati a metà. «Meglio» sibilò. «Facciamo pulizia.»

Allora successe una cosa che in paese nessuno raccontò, per paura che poi toccasse a loro: la Malagatta cominciò a tirare su secchi di parole. Ogni secchio portava su un verbo gonfio e una data marcia. «Giuro», «prometto», «ci sarò», «mai più». Li rovesciò sulla pietra, e le parole si spaccarono come melograni: ne uscì dentro il succo nero di tutte le scuse con la voce dolce.

La piazza si impregnò di un silenzio denso, da bottega di tassidermista. Le insegne ticchettarono da sole. Un cane lontano smise di abbaiare a metà abbaio. L’aria ebbe il sapore dell’inchiostro quando si morde la penna.

La Malagatta guardò la luna. «Si ricomincia» disse. E insegnò al villaggio un rito breve e spietato, da farsi alla sera, col pozzo o con qualsiasi buco della casa che tenga i segreti.

Nominare una promessa e toglierle l’aggettivo. (Le promesse non hanno bisogno di profumi.)

Restituire al pozzo ciò che non è più tuo. (Le cose scadute fanno muffa nel petto.)

Lasciare sul bordo una moneta girata al contrario. (Il volto all’ombra dorme meglio.)

Andarsene senza voltarsi. (Chi si volta regala di nuovo la schiena.)

Quando il villaggio riaprì gli occhi, al mattino, trovò la piazza un po’ più larga. Il pozzo pareva più basso, come se avesse perso un dito di fame. Le monete nuove si adagiarono come pesci che non hanno fretta. Da qualche finestra arrivarono colazioni che sapevano di promesse mantenute: pane che non si spezza, caffè che non si raffredda al primo litigio.

La Malagatta, prima di sparire, lasciò sul bordo un graffio lungo, profondo quanto basta per far passare la luce. Senza firmarsi perché non ne ha bisogno. Chi la conosce, riconosce le sue zampate nelle cose che smettono di mentire.

Lo sai, vero, che i desideri si avverano solo quando smetti di usarli come scuse? E che le scuse sono ottimi pesi per i pozzi ma pessimi cuscini per la notte?

Nota della Malagatta: «Gettate pure le monete: sono briciole. Io voglio i voti veri, quelli che fate a voi stessi quando nessuno guarda. Portateli su, sporcatevi le mani. Il pozzo non è cattivo: è solo stanco di mangiare dessert. Dategli pane. O tacete.»

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